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The LAST DAYS of TACHELES: la poetica dell’impercettibile in un momento sospeso tra memoria e storia. INVITO AL DIBATTITO: “TACHELES: simbolo di una Berlino che non esiste più”

Nel giro di lunghi periodi storici,

insieme coi modi complessivi di esistenza delle collettività umane,

si modificano anche i modi e i generi della loro percezione sensoriale…   

“rendere le cose, spazialmente e umanamente, piú vicine è per le masse attuali un’esigenza vivissima””, Walter Benjamin.

 

The Last Days of Tacheles - 2Parlare del Tacheles, raccontare la sua storia, cosa ha rappresentato, può sembrare tanto banale quanto scontato, dal momento che tutti, o quasi, ne hanno sentito parlare, ma così facile in realtà non è.

Allora per iniziare a parlarne mi tornano in mente gli illuminanti e profetici concetti di Walter Benjamin nel suo piccolo ma fondamentale scritto “ L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica” (1936), che ha influenzato tutto il novecento, l’analisi e la valutazione della cultura di massa. Un testo ineludibile per ogni fotografo, critico e appassionato di cultura, arte e filosofia, che viene considerato bibbia nelle università.

Benjamin era tra l’altro berlinese, nato a Charlottenburg e se in questi giorni fosse stato vivo avrebbe sicuramente inserito il Tacheles come esempio di studio, quando si interroga  e affronta nel suo saggio la tematica della tendenza alla fluidità sociale dei modelli di consumo culturale, delle opere d’arte, che sotto qualunque forma, si presentano come merci derivanti da un processo di produzione profondamente intriso della dimensione sociale propria della società che le produce.

Nella teoria di Benjamin la soggettività e unicità dell’artista perde il ruolo centrale nel processo di produzione di manufatti estetici. Parallelamente il tessuto culturale diventa più complesso e cresce l’importanza delle modalità tecniche tramite le quali il produttore entra in collegamento con il suo pubblico. I processi di produzione della cultura hanno dunque sempre meno la forma di una fabbrica di epoca industriale. La produzione culturale assomiglia molto di più ad un rumoroso mercato con la sua confusione e per certi aspetti l’esperienza del Tacheles insiste e rimanda a ciò, anche attraverso l’uso delle forme più innovative di arte (come le performance dal vivo) o di materiali innovativi.

Un luogo dove il nuovo contesto sociale, la fruizione dell’opera d’arte sono diventate tanto un’esigenza quanto un’opportunità collettiva. “..rendere le cose, spazialmente e umanamente, piú vicine è per le masse attuali un’esigenza vivissima”,  W.Benjamin

Il Tacheles è stato proprio questo: un’esigenza quanto un’opportunità collettiva.

Il simbolo di quella battaglia che l’arte cerca di portare avanti contro lo sfrenato potere del consumo e del denaro, l’ambiente meno contaminato dalla capitalizzazione, che investe persino il prodotto artistico.

Un luogo in cui nonostante la decadenza della struttura e l’eterogeneità delle opere che essa nel corso degli anni accolse, si è rivelato una parte di mondo dove si è lasciato potere all’ immaginazione, per questo conservando una traccia di bellezza, sempre più progressivamente ferita ed abusata eppure ancora capace di bisbigliare all’uomo la possibilità di opporsi ad una visione del mondo regimentata dall’interesse monetario.

La chiusura del Tacheles, che possa dispiacere o meno, è il sintomo di qualcosa di più ampio e complesso che a Berlino sta avvenendo già da qualche anno e che ha già visto la chiusura di locali e luoghi di ritrovo che nella capitale tedesca hanno fatto cultura, è in ogni modo un momento triste per chi crede che l’arte possa offrire visioni differenti del mondo.

2213143116_2d6e8b53e5_oLa Kunsthaus Tacheles (Casa dell’arte Tacheles) è stata una galleria d’arte moderna berlinese situata in Oranienburger Straße, nel quartiere centrale Mitte. Ricavata dalla demolizione del centro commerciale Friedrichstraßepassage, conosciuto come “la cattedrale del consumo”, fu costruito tra il 1907 e il 1909 e dal 1990, l’edificio è stato fino al 2012 sede di collettivi gestita da artisti.

Nel 1928 la compagnia di strumenti elettronici AEG entrò in possesso dell’edificio e lo utilizzò come “Casa della Tecnologia” per esposizioni e presentazioni commerciali, ma anche cinematografiche. Nel 1936 vi furono trasmessi televisivamente i giochi olimpici, per la prima volta al mondo. Dopo il 1933 i vari spazi dell’edificio cominciarono ad essere utilizzati da varie organizzazioni connesse al nazismo. Con la fondazione della GDR nel 1949 l’edificio fu trasferito in proprietà della trade union FDGB, facente parte della Germania dell’Est. In seguito alla Separazione della Germania e di Berlino, la costruzione rimase vuota salvo che per usi a breve termine, come per l’armata NVA o per la Scuola circense, e comincio ad andare in rovina.

Dopo la caduta del muro nel 1989 a Berlino Est sorse un movimento artistico spontaneo. In particolare nei quartieri centrali Mitte, PrenzlauerBerg e Friedrichshain tale subcultura occupò il vuoto creato dalla scomparsa della GDR. La demolizione finale dell’edificio, prevista per aprile1990, fu evitata grazie all’occupazione promossa dal Gruppo di artisti Tacheles. Grazie al sostegno delle pubbliche istituzioni la sopravvivenza dell’edificio fu poi ulteriormente garantita, e, dopo un’ulteriore ispezione, l’edificio fu considerato parte del Patrimonio monumentale nazionale. Nel 1998 la compagnia di investimenti FUNDUS ha comprato l’edificio sotto la condizione che il Tacheles potesse continuare ad esistere quale luogo storico e culturale. Fu stabilito di conseguenza un affitto simbolico di un marco tedesco al mese. Nel 2000-02 la costruzione fu restaurata, seguendo una procedura architettonica che ha posto in contrasto lo stile decadente delle rovine con elementi contemporanei e tecnologici.

Il Tacheles riceveva in media ogni anno 500.000 visitatori da ogni parte del pianeta. Molti di questi venivano appositamente perché questo insolito nome era citato tra i punti di interesse delle loro guide turistiche, così come si trova il MOMA tra quelli delle guide di New York o il Louvre per Parigi.

1491754_622010054554054_7450445799529749968_nÉ indubbio che ci sono poi stati esperti, registi, giornalisti e persone che vivono a Berlino, o che ci hanno vissuto abbastanza per farsi un parere, che hanno ribadito varie volte che il Tacheles era oramai cambiato negli ultimi anni, diventando molto diverso dal mito che in molti ricordano, una mera attrazione turistica e quindi meritevole di essere disperso. La data ufficiale della chiusura e sgombero è così avvenuta il il 4 settembre del 2012.

Tra questi registi ce ne è anche uno italiano, Stefano Casertano, che vive da tempo a Berlino e che ha proprio voluto approfondire questa vicenda, vivendo a fianco degli artisti prima della chiusura per quasi un anno. Ha prodotto e realizzato così un docu-drama, The last days of Tacheles, come lo definisce lui, in quanto non è un documentario su cosa è stato il Tacheles, o un’inchiesta, ma un racconto cinematografico sugli ultimi giorni di questa galleria, ma soprattutto sulle emozioni che gli artisti hanno vissuto.

Nonostante Casertano abbia un background giornalistico-accademico, che lo avrebbe potuto portare ad avere un occhio critico-analitico sulla vicenda, e raccontarla dal punto di vista sociologico, storico e politico si discosta notevolmente in questo suo lavoro nell’ affrontare la tematica.

Da una più attenta analisi del racconto, invece, ci si accorge chiaramente che l’interesse del regista marcia in un’altra direzione. L’attenzione è volta a scoprire e a comprendere l’atteggiamento interiore, le motivazioni profonde, lo spirito di questa gente, i valori che sottostanno al loro comportamento e alla loro vita., concentrandosi sulla poesia dei gesti e dei volti degli artisti, le loro inquietudini, paure e il contesto dove la loro anima viene prosciugata.

Un linguaggio dove l’uomo è al centro del racconto e tale narrare, mostra così i più piccoli particolari delle espressioni, carica di significati i gesti più consueti e indifferenti, conferisce un valore agli oggetti più comuni e più umili, ricordandoci il rispetto profondo per l’uomo e la sua dignità, soprattutto nella parte finale quando ci mostra lo sgombero e lo strazio di alcuni artisti nei confronti di esso, verso la totale distruzione di un mondo che non esiste più, in cui loro hanno creduto e dedicato speranze e sogni per anni.

Una poetica dell’ impercettibile che si annida nello sguardo sulle cose, in un momento sospeso tra memoria e storia.

Non ritengo che il Tacheles sarà menzionato nei libri di storia dell’arte, in quanto non ha prodotto nessuna opera d’arte significativa o grande artista e sappiamo senza ipocrisie che i luoghi dove l’arte fa business sono ben altrove, rimarrà però sempre nell’immaginario come esperimento di potere dell’immaginazione comune ed evocativo dell’arte.

Certo è però assurdo pensare che in quel luogo dove circa un secolo fa in Oranienburger Straße nacque un “centro del consumo” potrebbe rinascerne un altro , in quanto pare sia stato messo in vendita per una base d’asta di 200 milioni di euro, per essere realizzati in futuro appartamenti di lusso, uffici e negozi.

In fondo aveva ragione W. Benjamin; sosteneva che ““nel giro di lunghi periodi storici, insieme coi modi complessivi di esistenza delle collettività umane, si modificano anche i modi e i generi della loro percezione sensoriale…”, e quello che è successo al Tacheles e sta accadendo alla città sono il simbolo di un processo storico in cui si è modificata la percezione della politica culturale berlinese agli occhi della collettività: la monetizzazione sta forse vincendo a discapito della cultura?

Non esiste più una collettività umana oggi che crede in quella frase che pronunciò il sindaco e senatore della cultura Klaus Wowereit nel 2004, definendo Berlino “povera ma sexy” e ci siamo forse stancati di questa città così alternativa ?

Se la risposta è SI in fondo è facile capirne anche il perchè.

Monica Manganelli

Invito_EventoASCTACHELES: simbolo di una Berlino che non esiste più” promosso dall’ A.S.C. Cinecittà (associazione nazionale scenografi e costumisti) e dal MIBAC (Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo ).

Proiezione del docu-drama: THE LAST DAYS OF TACHELES del regista e produttore Stefano Casertano, interverranno il regista e Zuleika Munizza, responsabile del progetto di ricerca Berlino Explorer, che racconta Bla città attraverso la sua storia e le sue trasformazioni dal punto di vista architettonico, artistico e sociale.
3 luglio, ore 18 presso la CASA DEL CINEMA, Sala Deluxe

Largo Marcello Mastroianni, 1, 00197 Roma, Italia

http://www.tachelesmovie.com

http://www.berlino-explorer.com

http://www.aesseci.org


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TACHELES symbol of a city that no longer exists: BERLIN and Tacheles artists as Ermanno Olmi’s Characters in a docu-film.

“Berlin is becoming gentrified,” wrote Le Républicain Lorrain, “Berlin says farewell to bohemian artists,” said Le Point, and, according to Art Media Agency, it was “the end of an era” …

t_m  The closure of the famous Berlin art squat Tacheles, (september 4, 2012), by the authorities of a city increasingly dominated by property and finance, was a sad moment for anyone who believes art can offer alternative visions of the world.

In these days I’ve often spoken whit a dear friend about this topic and the new era and changes for the future in this city that i love so much. Zuleika, my friend, studied for a long time the architecture, the evolution of urbanism in Berlin and discovered unknown places of the city. (She also organizes tours very interesting that several times I have followed with Berlino Explorer).

http://www.berlino-explorer.com/

https://www.facebook.com/BerlinoEx?fref=ts

Tacheles was one of many buildings in east Berlin that hovered between semi-collapse and unfinished building site.  After the Berlin wall had come down, it was taken over by artists, who called TACHELES, Yiddish for “straight talk”. The building contained studios and workshops, a nightclub, and a cinema. In its courtyard you saw surreal sculptures of missiles and tanks made from scrap metal created apocalyptic mayhem. Inside, bars had been carved out of cavernous space that seemed to go on forever. It was a meeting place for the city’s artists and subversives that had the atmosphere of some legendary, mythic avant garde of the past.

The new generation of young people will not be able to relish in Berlin this mood. Even though the Tacheles lost its free and non-commercial spirit some time ago, Berlin lost the trademark of alternative culture in its heart. Lets hope that Berlin will still keep some spaces of free art and not just regrets that they have none any more once they are all gone.

unnamed

The city is indeed undergoing massive gentrification, but it’s not a new phenomenon. When the Euro was introduced in the early 2000′s, owners doubled the rent, forcing families into exile in the poorer suburbs. It left space for investors, bohemian artists and other creative types to move in.

Talking with Zuleika I asked her: “and then what happened?” She  invited me in marzhan and explains me what is the MAP. Tachels has a new structure, place (Alte Börse di Marzahn) and a new project for the future: The Mobile Atelier Project (MAP) that has the goal of focusing on gentrification and uses it to create an alternative way of thinking free space: making the concept of nomadisation  a letimotiv of creation.

For understanding better what  the Tacheles was really and the soul of its artists I advise you a docu-film: THE LAST DAYS OF TACHELES by the director Stefano Casertano, that touched me because you will see the true spirit of these artists. He had the opportunity to live and follow them for a whole year (not so easy to get), then through their emotions, disappointments a journey towards new hope (maybe!).

I recommended it because the thing that struck me was a poetic and imagery that reminded me to the characters of Ermanno Olmi movies. His characters and cinema always move to represent something is going to disappear (the end of a homeless man in “The Legend of the Holy Drinker”, and the end of civilization in Lombardia in “The Tree of Wooden Clogs”) through an humanist vision, where human being is at the center of his vision, but not to do social criticism but simply to dig into the intimacy of his characters. I’ve seen the same on the movie The last days of Tacheles: simply the soul of these artists closely with their fears, disappointments and ideals. This docu-film inhabit a strong humanist space.  Note: a wonderful piano soudtrack by Maya Stern enriches the film.

Not surprisingly Olmi started his career as a documentarist.

t2 I’m a creative worker (or also artist for somebody, but It’s a word that really I don’t love so much) and the last part of Casertano’s docu-film,  where you can see the great disillusion of the Tacheles artists the days before the closing, really moved me. I don’t  know if everyone can understand, but It’s s really a tear heart to see the dismantling of a place where you spent half of your life, your ideals and beliefs.

The movie premiere will be in Rome, 22 march at the RIFF FESTIVAL.

I don’t think Tacheles will even be mentioned in history books of art because it did not produce any “great artists” or “iconic works”. But It was an experiment in the power of imagination. May it be restless in memory.

http://tachelesmovie.com/

http://artprotacheles.blogspot.it

http://daringhouse.com/eng/the-last-days-of-tacheles/