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“NON AVRAI ALTRO LEADER ALL’INFUORI DI TE STESSO” parte seconda.

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“NON AVRAI ALTRO LEADER ALL’INFUORI DI TE STESSO” parte seconda.

“I began to understand that suffering and disappointments and melancholy are there not to vex us or cheapen us or deprive us of our dignity but to mature and transfigure us.”
(Hermann Hesse)

In queste giornate di nuovi inizi, di nuove strade che si aprono davanti a te, in cui aspettiamo segnali e spesso non arrivano o cerchiamo come strateghi di valutare attentamente le opzioni migliori con massima razionalità anche se poi sappiamo benissimo che l’istinto ha sempre la meglio (e difficilmente sbaglia!), in tutto questo nel cercare di scegliere il meglio ci sono sempre soliti dilemmi con cui mi scontro…ogni volta ritornano, nonostante le esperienze accumulate.

Sono domande e problemi ricorrenti che affronto ogni volta, momenti di malinconia che ti fanno pensare alle esperienze umane, relazionali e professionali affrontate, alle incomprensioni avute.

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Nick Brandt

Com’è possibile che ci siano ancora uomini e la società di oggi diffidenti sul fatto che una donna possa decidere di essere in carriera ed essere madre nello stesso tempo? E perchè la ricerca della perfezione ci rende inaccessibili agli altri?…
In questi giorni mentre sto leggendo l’ultimo libro della Trilogia di Ken Follet, dove grandi nomi, da Kennedy a Martin Luther King a Kruscev si scontrano-incontrano con le loro forti personalità mi vengono in mente anche i discorsi di Arianna Huffington e Umberto Galimberti, (quest’ultimo che seguo sempre con grande stima) e quello che spesso affermano a riguardo.
“Tendiamo a concepire la leadership esclusivamente come una forza esterna, che associamo a chi esercita con efficacia le responsabilità legate alla sua carica o dirige con sicurezza i suoi dipendenti. Ma questo è solo un tipo di leadership: ne esiste un altro, la leadership morale, che non dipende dallla carica, dalla posizione ricoperta, dalla gerarchia professionale.
Scaturisce invece da una forza interiore che ci spinge a tentare di trasformare in un luogo migliore il mondo intorno a noi, che si tratti della nostra famiglia, della nostra comunità o di un intero paese.

“Arriva un momento” diceva Martin Luther King nel 1968, “in cui una persona deve assumere una posizione che non è né prudente, né diplomatica, né popolare. Ma la coscienza le dice che è giusto così”. King non ha aspettato che una posizione di guida gli fosse concessa. Sarebbe stata una attesa molto lunga. La sua leadership si è sviluppata dall’autorità morale e dalla capacità di ispirare le persone. E’ stato l’emblema stesso della leadership interiore, e chi dubita che oggi ci sia un bisogno estremo di una leadership del genere?

Quando definiamo la leadership soltanto nel suo senso più ristretto, quello esteriore,  la concepiamo come qualcosa che ha a che vedere soltanto con i politici eletti e con le élite dirigenziali  sottovalutiamo le qualità interiori o le consideriamo debolezze.
Affinchè le donne riescano a esercitare la leadership senza timori, devono abbracciare doti interiori.
No c’è dubbio che per arrivare in cima occorra possedere qualità eccezzionali.
Una donna, specie se in ascesa, è perseguitata dalle accuse di “ambizione”, “eccessiva intraprendenza” e “aggressività”. L’ostacolo più grande, però, non sono né i media, né i colleghi maschi (e nemmeno delle nostre colleghe femmine…anche se qualche volta lo sono!). A fare più danni ancora sono le paure che noi stesse nutriamo nei confronti del potere: il timore di esporsi agli attacchi, di alienearsi le persone, di diventare noi stesse caricature della capa odiosa, sgradevole e infernale.

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Nick Brandt

Ma la leadership autentica è qualcosa di troppo raro e prezioso per limitare il bacino da cui attingerla a metà della popolazione. Serve un nuovo modello di leadership che non si eserciti mediante la paura (ho avuto capi tiranni che con la tattica del terrore pensavano di tenere sotto scacco tutti i propri collaboratori e ora per fortuna hanno fatto la fine che fa un dittatore!)
ma piuttosto facendo emergere quelli che Lincoln definiva “i migliori angeli della nostra natura”.
Ed è evidente che le donne possiedono i requisiti ideali per questo: essere forti e decise, al tempo stesso mantenendo la capacità di educare, la saggezza e il rispetto necessari per dire la verità da una posizione autoriale, ispirando le persone mettendole nelle condizioni di agire.” A.H.

Ecco è questo che deve fare un vero team leader.

Poi allo stesso tempo però capisci che questa ricerca di leadership, che è per me semplicemente la tenacia di portare avanti con sana ambizone, valori sani le proprie aspirazioni, spesso ti porta ad essere una “diversa” e soli , e spesso a ricercare la perfezione, che però ci rende inaccessibili agli altri.

E così ci troviamo ad affrontare LA SOLITUDINE di CHI CHIEDE forse TROPPO A SE’ STESSO o semplicemente di CHI CREDE IN SE’ STESSO.

Ma come ha detto qualcuno “Soltanto i più forti fanno i conti con la solitudine, gli altri la riempiono con chiunque” Vjollca Lika

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